In questa tesi viene indagata la morfosintassi e l’acquisizione delle frasi imperative in italiano. Viene proposta un’analisi strutturale “bassa”, secondo cui gli imperativi sono strutture radicalmente ridotte che non comprendono il CP, ma soltanto il vP e alcune proiezioni nella periferia del vP come proposta da Belletti (2004). Questa proposta risolve una tensione che emerge direttamente dai dati di acquisizione: tradizionalmente, si assume infatti che gli imperativi coinvolgano il CP; tuttavia, gli imperativi positivi di seconda persona singolare compaiono tra le prime forme verbali nello sviluppo infantile, mentre il CP diventa disponibile solo in fasi successive, come descritto nell’approccio Growing Trees (Friedmann et al., 2021). Il Capitolo 1 offre una rassegna dello stato dell’arte sulle frasi imperative, esaminandone la dimensione tipologica, morfosintattica, e teorica all’interno della letteratura generativa, e individuandone le lacune empiriche e teoriche. Il Capitolo 2 presenta due studi basati su corpora di italiano infantile e una serie di esperimenti condotti su modelli linguistici. Dai risultati emerge che gli imperativi positivi di seconda persona singolare costituiscono strutture di primo stadio (à la Growing Trees) e che gli imperativi infinitivali (negativi, generici e a-Imperativi) sono virtualmente assenti nella produzione spontanea precoce. Tale asimmetria acquisizionale richiede una spiegazione strutturale: si propone infatti che la contrapposizione realis vs. irrealis costituisca l’aspetto di default, realizzato nelle prime fasi attraverso forme strutturalmente ridotte (il participio passato e l’imperativo), mentre le altre specificazioni aspettuali emergono solo successivamente. Il Capitolo 3 sviluppa l’analisi formale bassa degli imperativi core (forme di seconda persona singolare) e deriva le loro proprietà morfosintattiche attraverso un meccanismo di riduzione strutturale radicale à la Cecchetto e Donati (2022), combinato con la testa iussiva di Zanuttini et al. (2012) che restringe il soggetto alla seconda persona, cioè all’interlocutore. L’analisi viene poi estesa alle forme suppletive e a una serie di altre lingue, in particolare lo spagnolo, il catalano, il francese, l’inglese, il danese, lo svedese e il norvegese. Infine, il Capitolo 4 propone un’analisi strutturale dei tre tipi di imperativi infinitivali, sostenendo che ciascuno realizzi la stessa architettura bassa dell’imperativo core, ma con una diversa specificazione aspettuale (AspIrrealis, AspGeneric/Progressive e AspInchoative/Ingressive). La loro interazione con due tipi di pronomi arbitrari (nel senso di Cinque, 1988 e Roberts, 2019) permette di derivare le asimmetrie nell’interpretazione del soggetto, la forza frasale e le restrizioni sintattiche senza ulteriori stipulazioni. L’analisi motiva infine uno squish dei tipi di frase (clause-type squish), ispirato al category squish di Ross (1972) e alla nozione di prototipo di Lowe (2019): un continuum strutturale lungo il quale le forme imperative sono ordinate da un nucleo prototipico verso realizzazioni progressivamente più periferiche, con ricadute dirette sulla learnability e sulla teoria dei tipi di frase.
This dissertation investigates the morphosyntax and acquisition of imperative clauses in Italian, arguing for a low structural analysis in which imperatives are radically reduced structures which do not comprise the CP layer, but only vP and a few other projections in the vP periphery in the sense of Belletti (2004). This proposal resolves a tension coming directly from acquisition data: traditionally, imperatives are assumed to target the CP layer, yet positive second person singular imperatives emerge as among the first verbal forms in child development, while CP becomes available only in later acquisitional stages, captured under the Growing Trees framework (Friedmann et al., 2021). This work is organized in four chapters. Chapter 1 offers a review of the state of the art on imperative clauses. It comprises the typological, morphosyntactic, and theoretical dimensions, focusing on the main lines of research in the generative literature and identifying their empirical and theoretical gaps. Chapter 2 presents two corpus studies on Early Italian and a series of experiments on Language Models. It emerges that positive second person singular imperatives are first-stage structures in the Growing Trees sense and that infinitival imperatives (Negative Imperatives, Generic Imperatives, and a-Imperatives) are virtually absent from early spontaneous production. This developmental asymmetry calls for a structural explanation: the proposal is that realis vs. irrealis constitutes the default aspectual opposition, instantiated in early child language through structurally reduced forms (past participle and imperative respectively), while other aspectual specifications emerge later. Chapter 3 formalizes a low analysis of core imperatives (second person singular forms), deriving the full cluster of their morphosyntactic properties under a mechanism of radical structural reduction à la Cecchetto and Donati (2022), and extends the analysis to suppletive forms and to a range of other languages, namely Spanish, Catalan, French, English, Danish, Swedish, and Norwegian. Chapter 4 provides a structural analysis of the three infinitival imperative types, arguing that each instantiates the same low architecture with a different aspectual specification, AspIrrealis, AspGeneric/Progressive, and AspInchoative/Ingressive respectively, and that their interaction with two types of arbitrary pronouns in the sense of Cinque (1988) and Roberts (2019) derives their subject interpretation, sentential force, and syntactic restrictions without further stipulations. The analysis motivates the postulation of a clause-type squish, inspired from Ross’s (1972) category squish and Lowe’s (2019) notion of prototype: a structural continuum along which imperative forms are ordered from a prototypical core to increasingly peripheral instantiations, with direct consequences for learnability and for the theory of clause types.
Imperatives as Radically Reduced Clauses: Morphosyntax, Acquisition, and the Syntax-Semantics Interface / Rossi, S.. - (2026 Jul 22).
Imperatives as Radically Reduced Clauses: Morphosyntax, Acquisition, and the Syntax-Semantics Interface
ROSSI, SARAH
2026-07-22
Abstract
In questa tesi viene indagata la morfosintassi e l’acquisizione delle frasi imperative in italiano. Viene proposta un’analisi strutturale “bassa”, secondo cui gli imperativi sono strutture radicalmente ridotte che non comprendono il CP, ma soltanto il vP e alcune proiezioni nella periferia del vP come proposta da Belletti (2004). Questa proposta risolve una tensione che emerge direttamente dai dati di acquisizione: tradizionalmente, si assume infatti che gli imperativi coinvolgano il CP; tuttavia, gli imperativi positivi di seconda persona singolare compaiono tra le prime forme verbali nello sviluppo infantile, mentre il CP diventa disponibile solo in fasi successive, come descritto nell’approccio Growing Trees (Friedmann et al., 2021). Il Capitolo 1 offre una rassegna dello stato dell’arte sulle frasi imperative, esaminandone la dimensione tipologica, morfosintattica, e teorica all’interno della letteratura generativa, e individuandone le lacune empiriche e teoriche. Il Capitolo 2 presenta due studi basati su corpora di italiano infantile e una serie di esperimenti condotti su modelli linguistici. Dai risultati emerge che gli imperativi positivi di seconda persona singolare costituiscono strutture di primo stadio (à la Growing Trees) e che gli imperativi infinitivali (negativi, generici e a-Imperativi) sono virtualmente assenti nella produzione spontanea precoce. Tale asimmetria acquisizionale richiede una spiegazione strutturale: si propone infatti che la contrapposizione realis vs. irrealis costituisca l’aspetto di default, realizzato nelle prime fasi attraverso forme strutturalmente ridotte (il participio passato e l’imperativo), mentre le altre specificazioni aspettuali emergono solo successivamente. Il Capitolo 3 sviluppa l’analisi formale bassa degli imperativi core (forme di seconda persona singolare) e deriva le loro proprietà morfosintattiche attraverso un meccanismo di riduzione strutturale radicale à la Cecchetto e Donati (2022), combinato con la testa iussiva di Zanuttini et al. (2012) che restringe il soggetto alla seconda persona, cioè all’interlocutore. L’analisi viene poi estesa alle forme suppletive e a una serie di altre lingue, in particolare lo spagnolo, il catalano, il francese, l’inglese, il danese, lo svedese e il norvegese. Infine, il Capitolo 4 propone un’analisi strutturale dei tre tipi di imperativi infinitivali, sostenendo che ciascuno realizzi la stessa architettura bassa dell’imperativo core, ma con una diversa specificazione aspettuale (AspIrrealis, AspGeneric/Progressive e AspInchoative/Ingressive). La loro interazione con due tipi di pronomi arbitrari (nel senso di Cinque, 1988 e Roberts, 2019) permette di derivare le asimmetrie nell’interpretazione del soggetto, la forza frasale e le restrizioni sintattiche senza ulteriori stipulazioni. L’analisi motiva infine uno squish dei tipi di frase (clause-type squish), ispirato al category squish di Ross (1972) e alla nozione di prototipo di Lowe (2019): un continuum strutturale lungo il quale le forme imperative sono ordinate da un nucleo prototipico verso realizzazioni progressivamente più periferiche, con ricadute dirette sulla learnability e sulla teoria dei tipi di frase.| File | Dimensione | Formato | |
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Tipologia:
Tesi di dottorato
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